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20 maggio 2009

Marcotaz Revival 23

 

16 maggio 2008

Congiuntivi fantozziani e mega-direttori galattici...




Attorno alle due del pomeriggio gli impiegati e i bancari sono i padroni della City. Li trovi ovunque, per strada, nei ristorantini, soprattutto nei bar-rosticceria. Molti di loro hanno l'espressione di chi sta vivendo l'ora d'aria prima di tornare in prigione. Sono costretti da giacche e cravatte: parlano molto, hanno rimosso titoli bancari, riporti di cassa, assegni e bonifici. Sono alle prese con improbabili panini, preoccupati di non sporcarsi, con birra o coca, mai seduti, sempre negli angoli dei bar, spesso a fare crocchio, sempre un po' di corsa e con aria vagamente malinconica.

Sarà perchè sono figlio di bancari e a pranzo sono cresciuto tra i discorsi dei grandi che parlavano di direttori di banca, gossip, promozioni e malelingue. Forse per questo li riconosco facilmente: so bene le loro abitudini, i loro tempi, le loro manie, i loro orari. Conosco le loro giornate e le fughe alle cinque del pomeriggio in punto quando la banca chiude. E forse per questo che i libri e i film del primo Fantozzi anni '70, firmati da quel mago di Luciano Salce. mi fanno ancora divertire tantissimo, perchè ci trovo uno spaccato paradossale e anche un po' veritiero di quello che è stato davvero il mondo degli impiegati anni '70-'80.

Mi ha sempre incuriosito il tono un po' misterioso e un po' intimorito dei bancari quando parlano dei loro direttori. E inevitabilmente ripenso alle parodie fantozziane e alla figura del Mega Direttore Galattico, Duca Conte G.M.Balabam del primo tragico Fantozzi, o del Mega Direttore Clamoroso Duca Conte Piercarlo Ingegnere Semenzara, quello che portò Fantozzi al Casinò di Montecarlo nel secondo film della serie.

Uno di loro aveva addirittura l'acquario nel suo studio, dove nuotavano alcuni dipendenti dell'azienda. I miei genitori spesso parlavano di un direttore potentissimo del Banco di Napoli, un certo Viggiani, che non so perchè qualche volta diventava nella mia fantasia Triggiani, Quatriggiani, Milleggiani. Si ingigantiva a dismisura, se non nelle forme almeno nel nome...

Oggi in un bar del centro ho pescato due bancari in camicia e cravatta, mezza età, sudaticci, con le giacche poggiate sul braccio. Mangiavano una pizzetta e quando mordevano si piegavano in due, goffamente, per non sporcarsi.

Mi è sembrato (o forse ho immaginato), a un certo punto del discorso, iniziassero ad abusare dei congiuntivi.

"Dii a me il bicchierre...".

"Stii stii, non si scomodi...".

"Prego facci, facci..".

"Le offro il caffè..."

"Aspetti, lasci pagare me..."

"Facci, facci, la prossima volta tocca a me...".

"Mi dii la giacca mentre prende il portagolio..."

"Lasci, non si preoccupi...".

"Allora paghi lei?"

"Sì, lasci fare...".

"Facci, facci...".

Ripensavo alle meravigliose scene di Fantozzi e facevo fatica a non ridere. Il grande Filini al tennis: "Batti lei?". O il mega-direttore rivolto a Fantozzi e Filini ospiti del mega-yacht: "Mi diino le scarpe". Oppure: "Fantozzi, cazzi la vela...".

Comunque il più bel dialogo con i congiuntivi personalizzati è quello al tennis: Filini e Fantozzi trovano l'unico orario libero alle 5 del mattino, con il campo avvolto da una fitta nebbia...

Filini: Allora Ragionere che fa? Batti?
Fantozzi: Ma che fa geometra, mi dà del tu?
Filini: No no! Dicevo: batti lei?
Fantozzi: Ah congiuntivo!
Filini: Sì!

Ci penso e finalmente rido di gusto...

 

13 maggio 2008

I matrimoni fuori onda...



M'incanto a guardare il girato televisivo dei matrimoni. Quello che non è stato ancora montato, quello che non ha ancora effetti speciali e musiche. Il girato nudo e crudo: la telecamera che gira e scruta tra gli invitati al ristorante, che non ingombra, che registra il sottofondo, i rumori reali, la vita in quel momento. Mi capita quando sostituisco mia moglie nel montare il suo programma tivù. Spesso le scrivo i testi, metto la voce, preparo la scaletta: e nelle lunghe pause nella sala montaggio mi diverto a guardare le immagini che scorrono nei matrimoni di provincia.

E' come rubare momenti di vita, senza per questo sentirsi guardoni. I matrimoni di provincia hanno tutto dentro: emozioni, timori, dolcezza, ansia, sorrisi, lacrime. Hanno eleganza ma anche tanto trash. Il trash mi diverte da morire. In senso buono, senza malizia. Osservo come si comporta la gente in giacca e cravatta e in abito da sera. Si capisce che non è abituata in quei vestiti: hanno l'aria un po' goffa gli uomini mentre le donne si impongono in eleganza, a volte eccentrica, a volte sguaiata, e tacchi alti e qualche "estenscion". Colori e accoppiamenti si scoprono avventurosi: cravatte inguardabili; fiocchi enormi tra i capelli e trucchi pesantissimi. Mi sembra quasi di sentire anche i profumi, tanti, troppi, forti, forissimi. Le donne non disdegnano il decolletè, e più sono andate con gli anni più sembra generoso, anche se un po' rugoso.

Il trash domina in modo leggero. Ma io non ne penso male, mi diverte. Il trash, se non fa danni agli altri, è un modo di esprimere la propria anima, è arte povera, magari brutta da vedere ma da rispettare profondamente.

Il brusio delle sale dei ristoranti regala tranquillità: qualche risata troppo sguaiata, qualche battuta rivolta alla telecamera, poi i rumori di fondo, di piatti, posate. I ristoranti dei matrimoni sembrano tutti grandi, enormi, luminosi. I camerieri impeccabili, ma poi l'occhio della telecamera li scopre ad ammiccare tra di loro, a scherzare, a fumare dietro una porta. La posteggia non manca quasi mai. Con quei sorrisi finti di plastica, mandolino e chitarrina, i musicanti girano attorno ai tavoli e non mollano mai, non si riposano mai. La gente prima si contiene poi mangia tanto, inevitabilmente, allegramente. E poi finisce che in tanti sbracano.

L'idea che mi faccio ogni volta che vedo queste immagini è di piena serenità. Osservare la gente nei filmini dei matrimoni riesce a rendermi sereno, mi rilassa. Mi diverte. Forse perchè riesco a percepire la felicità che c'è tra la gente, tra gli sguardi, tra le parole recuperate qua e là dal microfono di sottofondo. Perchè la gente normale sa farsi capire quando è felice, lo dimostra nei gesti, nei comportamenti, anche se indossa una cravatta trash, un vestito kitch o fa confusione con i bicchieri del vino e dell'acqua. Perchè la gente normale non ha molta voglia di fingere, non ha bisogno di maschere e non costruisce sovrastrutture traballanti.

E' forse questo che cerco e per un attimo trovo nei filmini dei matrimoni: gente normale, persone nornali che vivono normalmente, con sogni nornali, aspirazioni nornali, famiglie normali. Evidentemente, è così difficile trovarla questa gente nella mia vita quotidiana; così almeno la cerco nei filimini...

_____
Dedicato a tutte quelle donne che dicono sì, ed è un sì vero, unico, importante.
Un sì per amore, chiaro e tondo come il sole, senza giri di parole...
(e il video su Youtube è bellissimo...)

"Sì, forever"
(Silvia Salemi, 2003)

Ho detto si, si, si...
Ho detto si, si, si... e anche fra cent'anni ti dirò di si
Ho detto si, si, si... ecco la risposta che ti do: è si
Chiaro e tondo come il sole
Senza giri di parole,
Se mi chiedi di tornare insieme a te... si... si...

E anche fra cent'anni ti dirò di si

Forever... stanotte dormi qui
Forever... e stringimi così
Forever... forever... ma ora dove sei... corri qui
Qui... qui... che non è una mezza risposta...

Everywhere you' Il go l'Il be there l'Il be free

E non credo di sbagliare, no
Stavolta non ci piove, no
Stavolta puoi portare tutto qui, si, si…
E non me ne pentirò, lo so…

Perché a nessun altro mai dirò di si

Forever… stanotte dormi qui
Forever… se vuoi sarà così

Forever… Forever… se oggi scegli me… dimmi si
Si… si… tu dimmelo una volta soltanto
E anche fra cento anni, io dirò… si, si, si

 


2 maggio 2008

Il capello d'oro



Sei bellissima,

come il tuo capello d’oro

che hai lasciato qui con me,

poggiato sulla mia giacca.

Qualcosa di te che mi appartiene,

qualcosa che rimane.

Basta un tuo capello d’oro

a tenermi compagnia,

a scaldarmi il cuore,

a non farmi sentire solo.

Sei con me,

anche solo per un attimo.

Luccichi sulla mia giacca,

bella come sei.

Sei nell’aria,

sei tutta in questo capello biondo,

poggiato sulla mia giacca blu.

Mi accompagni ancora,

adesso che guido solo.

Io e il tuo capello d’oro,

il segno che ci sei,

che sei stata con me,

a un passo da me,

vicino a me.

Segno che sei dentro di me,

unica nei miei pensieri.

Sei attorno a me,

nei gesti che faccio,

anche quando sono solo.

Sei ancora qui,

bella come sei,

come ti immagino io,

in un capello d’oro

che resta poggiato

sulla mia giacca e non vola via.

(Marco, febbraio 2004)

______

"... e' la piu' bella di tutte
si stacca piano dal cuore,
e' la piu' bella di tutte
e' una canzone d'amore..."

(Canzoni alla Radio, Stadio 1986)






permalink | inviato da marcotaz il 20/5/2009 alle 15:11 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (2) | Versione per la stampa
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